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ApprofondimentiL'intelligenza artificiale a scuola: regole, rischi e come usarla bene
A cura della redazione di FAIND · Aggiornato il 17 ottobre 2026
In breve: dal settembre 2025 le scuole italiane hanno linee guida ufficiali sull'intelligenza artificiale. Si può usare, ma con regole: il docente resta responsabile delle scelte educative, i dati degli studenti vanno protetti e l'AI deve aiutare a imparare, non fare i compiti al posto dei ragazzi.
In breve
- Le linee guida del Ministero (decreto 166/2025) valgono da settembre 2025.
- L'AI non può decidere voti e valutazioni: restano al docente.
- Usata come tutor aiuta; usata per copiare toglie proprio l'apprendimento.
Cosa dicono le linee guida del Ministero
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha adottato le linee guida con il decreto 166 del 9 agosto 2025, in vigore dal 2 settembre 2025. Si basano su quattro principi: centralità della persona, equità e inclusione, etica e responsabilità, trasparenza. L'AI non può prendere decisioni educative, di valutazione o disciplinari: la responsabilità resta all'insegnante. Le scuole che introducono strumenti di AI devono procedere per gradi, dalla prova in piccoli gruppi alla valutazione dei risultati, e condividere i progetti sulla piattaforma ministeriale Unica.
Privacy e dati degli studenti
Le scuole devono verificare che i fornitori rispettino il GDPR e aggiornare le informative. Gli studenti, o le famiglie per i minorenni, hanno diritto a non far usare i propri dati per addestrare i sistemi, senza penalizzazioni e con un'alternativa. Molti servizi hanno poi un'età minima: ChatGPT, per esempio, non si può usare sotto i 13 anni e tra i 13 e i 18 serve il consenso dei genitori.
Come usarla per studiare (senza copiare)
Funziona bene come tutor: farsi rispiegare un argomento con parole diverse, farsi interrogare prima di una verifica, chiedere esempi ed esercizi, controllare un ragionamento già fatto. Funziona male se le si chiede di fare il compito: il testo arriva, l'apprendimento no, e spesso con errori. Una regola pratica: prima provare da soli, poi usare l'AI per controllare e capire dove si è sbagliato.
I rischi
Il primo è imparare meno: delegare scrittura e ragionamento allena poco proprio le capacità che la scuola deve costruire. Poi gli errori presentati con sicurezza, le fonti inventate, la distanza tra chi ha strumenti e guida a casa e chi no. E i rilevatori di testi scritti con l'AI non sono affidabili: un giudizio non dovrebbe basarsi solo su quelli. Perché l'AI sbaglia lo spieghiamo in l'AI è affidabile?
Cosa possono fare docenti e genitori
I docenti possono usarla per preparare materiali, esercizi su misura e spiegazioni alternative, e dire chiaramente in classe quando e come è ammessa; il Ministero ha stanziato fondi del PNRR per la formazione del personale. Ai genitori conviene parlarne con i figli invece di vietarla: chiedere come la usano, provarla insieme, spiegare che va sempre verificata. Per iniziare c'è la guida come usare l'intelligenza artificiale.
Domande frequenti
L'intelligenza artificiale si può usare a scuola?
Sì. Dal settembre 2025 le linee guida del Ministero dell'Istruzione ne regolano l'uso: è ammessa con regole su privacy, trasparenza e responsabilità del docente.
Usare ChatGPT per i compiti è copiare?
Dipende da come. Farsi spiegare o correggere è come usare un buon libro; farsi scrivere il compito e consegnarlo come proprio è copiare, e toglie l'apprendimento.
A che età si può usare ChatGPT?
Secondo le condizioni di OpenAI dai 13 anni, e fino ai 18 con il consenso dei genitori.
I professori capiscono se un testo è scritto con l'AI?
Non con certezza. I rilevatori automatici sbagliano spesso; più efficace è chiedere allo studente di spiegare a voce quello che ha scritto.
Fonti
- Ministero dell'Istruzione e del Merito, decreto 166 del 9 agosto 2025 e Linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche
- OpenAI, condizioni d'uso
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